Monumenti

Albergo dei Poveri o Palazzo Fuga - Piazza CarloIII



Progettato nel 1751 da Ferdinando Fuga per volere di Carlo di Borbone, l'edificio doveva ospitare gl'indigenti della città, suddividendoli in quattro "caste": donne, bambine, uomini, bambini.

Proprio in base a queste distinzioni, il Fuga progettò la struttura in modo da precludere qualsiasi contatto tra le diverse categorie di ospiti.

Il progetto prevedeva un lunghissimo edificio a pianta rettangolare, misurante seicento metri in lunghezza e centocinquanta in larghezza, composto da cinque corti in linea di cui una, quella centrale, avrebbe dovuto accogliere una chiesa caratterizzata da quattro navate disposte a forma di X.

In realtà i lavori furono interrotti nel 1819, lasciando l'edificio decurtato delle parti laterali corrispondenti alle facciate esterne delle due ultime corti, costruiti sino al primo livello risultavano invece sia i bracci perpendicolari al prospetto principale sia il complesso sistema a raggiera che, all’interno della corte principale, avrebbe dovuto ospitare la chiesa a pianta centrale con le navate a forma di X.

Dopo più di un secolo e mezzo di abbandono, nel 2005 sono ufficialmente cominciati i lavori di restauro.









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Galleria Umberto I - Via Toledo


Nel 1884, in seguito alla devastante epidemia di colera, interi quartieri sovraffollati (Porto, Pendino, Mercato, Vicaria) furono sventrati e fu convocata una commissione valutare la ricostruzione delle zone.

Il rifacimento dell'area limitrofa a Via Santa Brigida, fu affidato all'ingegnere Emanuele Rocco, che progetto quattro edifici collegati da una grande galleria di ferro e vetro, la cui progettazione fu affidata a Paolo Boublée. Le vetrate, con una superficie di 1076 metri quadrati, formano quattro bracci, che si intersecano in corrispondenza di una ampia cupola. Dei quattro ingressi alla galleria, il più valorizzato è quello che fronteggia il Teatro San Carlo, con un porticato leggermente arcuato e una facciata enfatizzata con statue di marmo e nicchie.

La galleria venne inaugurata ufficialmente il 10 novembre 1892 dal sindaco Nicola Amore, e divenne tra fine '800 e inizio '900 il centro artistico e mondano della città.

Dopo una fase di decadenza nel periodo tra le due guerre, oggi è un ampio ed elegante salotto cittadino, con bei negozi, ritrovi ed uffici.


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Guglia dell'Immacolata - Piazza del Gesu'



In un primo tempo l'obelisco posto al centro della Piazza, era in realtà un monumento equestre dedicato a Filippo V. Fu solo nel 1747 che, per volere del gesuita padre Pepe, che fu commissionata all'architetto Di Fiore la costruzione della guglia barocca.

Fu lo stesso gesuita a rifiutare i sovvenzionamenti del re, e a riuscire a pagare i non indifferenti compensi degli artisti tramite collette popolari.

Ancora oggi, ogni 8 dicembre, festa dell'Immacolata, viene poggiata una scala al monumento, per permettere al cardinale di offrire all'Immacolata una corona di fiori.



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Palazzo Donn'Anna - Via Posillipo


L'edificazione del palazzo fu voluta dal vicerè Guzman, per sua moglie Anna Carafa e la costruzione fu affidata al Fanzago. I lavori cominciarono nel 1642, ma non furono mai portati a termine a causa dell'improvvisa morte della donna. Con il tempo la costruzione assunse i contorni di un rudere, confondendosi con le numerose rovine romane.

Ciononostante la struttura continua ad essere una figura predominante nel panorama costiero della città.


Da "Leggende Napoletane" di Matilde Serao:

"Il bigio palazzo si erge nel mare. Non è diroccato, ma non fu mai finito; non cade, non cadrà, poiché la forte brezza marina solidifica ed imbruna le muraglie, poiché l'onda del mare non è perfida come quella dei laghi e dei fiumi, assalta ma non corrode. Le finestre alte, larghe, senza vetri, rassomigliano ad occhi senza pensiero; nei portoni dove sono scomparsi gli scalini della soglia, entra scherzando e ridendo il flutto azzurro, incrosta sulla pietra le sue conchiglie. mette l'arena nei cortili, lasciandovi la verde e lucida piantagione delle sue alghe. Di notte, il palazzo diventa nero, intensamente nero; sì serena il cielo sul suo capo, rifulgono le alte e bellissime stelle, fosforeggia il mare di Posilipo, dalle ville perdute nei boschetti, escono canti malinconici d'amore e le monotone note del mandolino: il palazzo rimane cupo e sotto le sue volte fragoreggia l'onda marina. Ogni tanto, par di vedere un lumicino passare lentamente nelle sue sale e fantastiche ombre disegnarsi nel vano delle finestre; ma non fanno paura. Forse sono ladri volgari che hanno trovato là un buon covo, ma la nostra splendida povertà non teme di loro; forse sono mendicanti che trovarono un tetto, ma noi ricchi di cuore e di cervello, ci abbassiamo dalla nostra altezza per compatirlo. E forse sono fantasmi e noi sorridiamo e desideriamo che ciò sia; noi li amiamo i fantasmi, noi viviamo con essi, noi sogniamo per essi noi moriremo per essi, col desiderio di vagolare anche noi sul mare, per le colline, sulle roccie, nelle chiese tetre ed umide, nei cimiteri fioriti, nelle fresche sale, dove il medioevo ha vissuto..."




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Cimitero delle fontanelle

Il sito che oggi conosciamo con il nome di Cimitero delle Fontanelle, in origine era una cava di tufo. Solo nel XVI secolo, in seguito ad uno smottamento della zona e alla conseguente apertura di una voragine, fu ordinato ai salmatari si "riempire la stessa con sfabbricatura".  Dato che all'epoca era in uso seppellire i morti nelle chiese, e dato che le chiese oramai erano sature, i salmatari pensarono bene di riempire quella enorme buca con i corpi dei defunti. Nasce così il Cimitero delle Fontanelle.
L'ossario, dopo un periodo di inutilizzo, torna in auge dal XVI secolo, periodo particolarmente nefasto per la città di Napoli a causa delle carestie e, specialmente, della pestilenza.

Il culto delle anime "pezzentelle" (anime povere, senza neanche un nome) ha il suo periodo di maggior successo a partire dal 1930. Era tradizione recarsi presso l'ossario, prendere uno o più teschi a caso e a questi dedicarsi pregando per le loro anime affinchè, da una parte al defunto fossero alleviate le pene del purgatorio, dall'altra al fedele fosse concessa una grazia. Laddove la grazia non veniva ricevuta, ci si limitava a riporre nuovamente il teschio nell'ossario e a prenderne un altro.

Nel 1969, ad opera del Cardinale Ursi, il cimitero fu chiuso al pubblico, reputando il culto delle anime pezzentelle fetiscista.

Ad oggi il sito è aperto al pubblico solo pochi giorni dell'anno in occasione di Maggio dei Monumenti.